Come classificare il vino in base alla struttura o al corpo - Enoteca Innusa - Vendita vini a Palermo
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21 Giugno 2020

Quando si parla del corpo del vino ci si riferisce ad ulteriori due caratteristiche specifiche: ricchezza e sostanza. Il corpo è anche considerato come ciò che resta del vino se si eliminano acqua ed altre sostanze volatili.

Classificare un vino richiede alcune competenze e capacità nel riconoscere determinate caratteristiche come la persistenza gusto-olfattiva e la struttura o il corpo.

In linea generale i vini rossi presentano di solito un maggiore corpo rispetto a quelli bianchi, grazie alla presenza di una maggiore quantità di tannini.

Questa affermazione, però, è un po’ troppo generica perché non è necessariamente vero che i vini bianchi abbiano effettivamente sempre meno corpo dei rossi. Esistono anche infatti dei bianchi che risultano ben più corposi di vini rossi, come quelli che vengono lasciati affinare in barrique. Il corpo del vino è definibile anche come la sua struttura, ciò che riesce a sostenerlo nel complesso.

L’alcol, pur essendo componente volatile, contribuisce in modo determinante alla classificazione della struttura di un vino. La capacità di provocare sensazioni di calore e morbidezza al gusto sono in grado di far risaltare al meglio il corpo del vino.

Il parametro più importante per definire la struttura è il residuo fisso, un valore che viene espresso in g/l (grammi al litro) e misura le sostanze che permangono dopo aver fatto evaporare alcool, acqua ed altri elementi volatili. Il residuo fisso si calcola in un margine compreso tra 9 e 50 g/l per classificare il vino.

La struttura è una caratteristica che si percepisce in bocca, in particolare su palato e gengive grazie alla sensazione densa e pastosa che rilascia. La viscosità è un altro parametro utile per determinare la struttura del vino e si può verificare all’esame visivo, facendo roteare il liquido nel calice. La permanenza più o meno prolungata degli archetti sulle pareti del bicchiere sono indicativi della struttura e del corpo del vino.

Per essere valutato in maniera positiva, un vino deve avere un equilibrio perfetto ed un’armonia corretta tra i diversi elementi caratterizzanti. Il corpo del vino non deve prevalere su altre caratteristiche e viceversa.

Con il termine corpo magro si definiscono tutti quei vini che hanno un corpo non sufficientemente equilibrato, con una struttura anomala. Si può trattare di vini che non sono stati ottenuti eseguendo lavorazioni ottimali oppure che sono stati prodotti con materie prime di qualità scarsa (come uve scadenti o malate).

La struttura definita debole (residuo fisso da 9 a 15 g/l) è dovuta alla poca presenza di elementi gustativi decisi ma non sempre si tratta di una caratteristica negativa, soprattutto se si degustano vini da bere giovani e non invecchiati.

Con la dicitura di corpo (da 29 a 44 g/l di residuo fisso e fino a 14 gradi alcolici) ci si riferisce a vini ben equilibrati, che presentano una buona struttura e armonia. In questo caso sono state sicuramente utilizzate uve a livello ottimale di maturazione e delle buone tecniche di lavorazione per l’ottenimento del vino.

Quando si parla di vino robusto (con residuo fisso superiore a 45 g/l e con una gradazione alcolica oltre i 14 gradi) si intende descrivere un vino dalla struttura forte e con un equilibrio ben bilanciato. I vini dal corpo robusto sono ottenuti con lavorazioni particolari e ricercate come ad esempio le uve lasciate fermentare o appassire prima di venire lavorate.

I vini pesanti sono quelli dove la struttura risulta troppo eccessiva rispetto al resto, andando a creare uno squilibrio generale nell’armonia del vino. La struttura è sproporzionata e finisce per stancare a livello gustativo. Si tratta di una condizione che può verificarsi bevendo un vino non sufficientemente invecchiato.

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