Come avviene il processo di spumantizzazione? - Enoteca Innusa
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La spumantizzazione è un processo specifico che permette la produzione dei vini spumanti. La spumantizzazione può avvenire seguendo diversi metodi.
15 Dicembre 2020

La spumantizzazione è quel processo specifico che permette la produzione degli spumanti.

Per iniziare il procedimento di spumantizzazione è necessario in primis partire dal vino di base che verrà poi trasformato a tutti gli effetti in una bevanda alcolica effervescente.

Questa evoluzione avviene attivando completamente la rifermentazione di una soluzione zuccherina addizionata e aggiunta con appositi lieviti fino ad ottenere l’anidride carbonica. La soppressione che viene attuata è di circa tre bar ma possono essere poi molte le tecnologie e i sistemi impiegati per raggiungere il medesimo risultato.

L’obiettivo è quello di utilizzare la stessa quantità di anidride carbonica, tecnologie e sistemi, per ottenere un prodotto completamente diverso dagli altri sia per quanto concerne il profilo organolettico che olfattivo.

I metodi di spumantizzazione più importanti e diffusi sono principalmente tre. Il Metodo Classico, conosciuto anche per la rifermentazione in bottiglia, il Metodo Martinotti o Charmat in cui la rifermentazione avviene in autoclave ed infine il metodo tradizionale sui lieviti.

Per quanto concerne il primo trattamento ovvero quello classico meglio detto Champenoise, che prende il nome dalla regione in cui viene prodotto il noto Champagne, si assiste all’induzione della rifermentazione nelle bottiglie dei vini attraverso specifici lieviti e zuccheri. Nella seconda fermentazione, grazie all’anidride carbonica prodotta in bottiglia, il vino riesce ad acquisire la naturale pressione.

Tenendo conto del tipo di vino che si vuole ottenere e prestando attenzione anche alla bevanda alcolica di base utilizzata, è possibile effettuare diversi tagli nelle bottiglie presenti in cantina. Successivamente il prodotto viene lasciato maturare per un tempo prestabilito che a volte dura anche due o tre anni.

Qui, le cellule morte del lievito, iniziano a rilasciare all’interno del vino vari composti che donano all’insieme le caratteristiche intrinseche del metodo e ne fanno aumentare considerevolmente il prestigio.

Dopo la fase del riposo si passa al remuage ovvero a quel meccanismo che permette di far depositare i lieviti rimasti sul tappo. Questo è possibile grazie alla disposizione delle bottiglie in appositi cavalletti, con il collo più basso rispetto al fondo.

Nell’ultima fase, detta sboccatura, si assiste alla congelazione del collo della bottiglia e della rimozione del tappo per far fuoriuscire il deposito.

Soltanto una volta avvenuta la sboccatura, il vino viene riempito con uno sciroppo misto a zucchero. La quantità di tale composto varia in relazione a determinate caratteristiche dello spumante.
Per quanto riguarda invece il metodo Charmat o Martinotti, la fermentazione avviene in autoclavi dove vengono uniti alla bevanda alcolica anche selezionati lieviti naturali.

Uno spumante Charmat viene definito corto quando il tempo di lavorazione è compreso fra i tre-quattro mesi mentre può essere chiamato lungo se il ciclo supera i sei mesi.

Tale metodo vanta un grande successo a livello commerciale in quanto è molto più facile da realizzare rispetto al procedimento classico e perché dona una maggiore immediatezza e fruibilità dei prodotti.
I vini spumantizzati ottenuti possono avere un costo inferiore ma questo non sta a significare che la qualità sia più bassa.

Per quanto concerne il terzo metodo ovvero quello tradizionale sui lieviti, non è prevista l’aggiunta di soluzioni zuccherine. La rifermentazione in bottiglia avviene con il resto dello zucchero presente nel vino al momento dell’imbottigliamento insieme ai lieviti delle precedenti fermentazioni ancora attivi.

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