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birra artigianale
29 Aprile 2021

La birra artigianale ha iniziato a diffondersi in Italia in tempi recenti, all’incirca dieci anni fa. Proprio per questo la prima legislazione che ne regola la produzione è arrivata solo nel 2016, quando la distillazione delle birre artigianali è diventata più frequente – e il prodotto più apprezzato da parte dei clienti.

La legge sulla birra artigianale ne da una definizione ben precisa, che si basa essenzialmente su tre criteri:

  • non deve essere pastorizzata o microfiltrata;
  • dev’essere prodotta in un birrificio indipendente;
  • il birrificio può produrre al massimo 200mila ettolitri all’anno.

Si tratta di dimensioni ridotte rispetto alle grandi aziende, e di tecniche che sono possibili sono in birrifici che non mirano alla grande produzione di massa.

Eppure, è proprio questo che rende speciale una birra artigianale: è un gioiello da degustare con la stessa attenzione che si riserva a un liquore raro, per capire le sfumature diverse rispetto alle birre industriali che si trovano in ogni supermercato.

Non bisogna però credere che tutta la birra artigianale sia buona. Proprio per via della sua naturalità e della mancata microfiltrazione, la riuscita di una birra artigianale dal sapore buono e gradevole è rimessa tutta nelle mani del maestro birraio.

Saranno la sua abilità e la sua conoscenza delle tecniche di produzione a fare la differenza tra una birra artigianale e l’altra. Peraltro, il sapore che cambia di birra in birra può nascondere delle sorprese di gusto per l’assaggiatore.

Molte birre artigianali sono leggere, fresche, adatte anche ai palati meno abituati ai sapori forti. Non tutte le birre prodotte artigianalmente hanno un bouquet aromatico particolare o si prestano soltanto agli assaggiatori esperti; possono anche accompagnare una pizza margherita e mirare alla massima semplicità del gusto.

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